“Per dire Basta a modo nostro”, a Cassibile l’evento “Una per tutte”

Ed è davvero singolare che la donna, grazie al suo genere, dia la vita agli uomini e ai politici di questo nostro mondo e che, per lo stesso motivo, sia costretta a difendersi da loro

“Per dire BASTA a modo nostro”, a Cassibile l’evento “Una per tutte”
Di Annalisa Amico
CASSIBILE – Domenica 12 marzo si è svolta, nella chiesa di San Giuseppe, una manifestazione contro il femminicidio. “Una Per Tutte”, un evento a cura della Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri, in contributo con le operatrici dello sportello antiviolenza sorto a Cassibile, ma coadiuvata anche da don Salvatore Arnone in collaborazione con catechiste, mamme e bambini. La danza, attraverso la cura e l’espressione artistica della palestra Dragonfly di Anita Trimarchi, ha narrato i passi in marcia delle donne che dicono Basta a questo annientamento culturale e sociale che le designa come vittime sacrificali. Durante la celebrazione Eucaristica di domenica mattina, parole, che incidono e fondano coscienze, hanno denunciato infatti i mali che numerose donne sono costrette a subire: donne abusate in modi diversi, abbandonate dallo Stato o ghettizzate da un certo tipo di società, ignorate da alcuni lembi di Chiesa, vittime di stalker … donne terminate, sfigurate da maschi e conniventi.

Madrina d’onore dell’evento, Raffella Mauceri, una donna-combattente che da anni milita e fa fuoco nelle trincee del nostro Paese, per favorire l’eliminazione della violenza maschile sulle donne. Così, le mura di una chiesetta disagiata dalla ristrutturazione in corso, hanno nuovamente ospitato a Cassibile una lotta di genere: quello femminile e umano. I messaggi di denuncia hanno elicitato, nel cuore dei molti presenti, riflessioni ampie, anche grazie a satire divertenti inscenate dai bambini che ci hanno svelato la dimensione che ogni donna riesce ad irradiare, anche da sotto un ombrello; rosso come il sangue di cui spesso è vittima, rosso come la forza vitale che le scorre in corpo e con la quale deve e può dire No alla violenza e Sì alla Vita! “Oggi, ancora una volta, diciamo Basta al femminicidio”, – ha infervorato Patrizia Casella, una delle espressioni più attive dello sportello antiviolenza di Cassibile, -“e lo facciamo a modo nostro! Perché i dati ci raccontano purtroppo che ogni tre giorni una donna viene brutalmente assassinata”.

Il fenomeno della violenza sulle donne, del femminicidio, esige soluzioni più sistematiche e meno emergenziali. Perché non è concepibile vivere in un mondo dove si sussurra alle donne di imparare, a spese proprie, (in tutti i sensi), a difendersi dallo stupro, ma non si educano gli uomini a non stuprare. Se un uomo ad esempio perde il suo capro espiatorio “vivente” e non sa reggere il colpo di una separazione o di un divorzio, perché magari la società iper maschilista non gli ha insegnato a perdere qualcosa, o glielo ha insegnato nel modo più distorto possibile, medita vendetta. Per cercare di evitare tali epiloghi distruttivi, occorre che egli stesso abbia la possibilità di rivolgersi a strutture adatte al problema, luoghi ai quali fare riferimento per essere rieducato e non solo incarcerato (quando questo poi accade davvero).

Non medicalizzato dunque, ma alfabetizzato al rispetto di sé e della donna. L’assenteismo istituzionale è di genere maschile, la denuncia è di genere femminile; ed ecco perché essa deve lavorare il doppio rispetto al primo, deve gridare più forte, a costo di essere “vittima” di caricature e beffe; perché anche questo tipo di denuncia sociale spesso viene stuprata e, successivamente, costretta a “dirlo” e provarlo, ma in modo convincente. Ed è davvero singolare che la donna, grazie al suo genere, dia la vita agli uomini e ai politici di questo nostro mondo e che, per lo stesso motivo, sia costretta a difendersi da loro.

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