Caso Biondo, La Monica, “Basta rinvii, invito la Procura a proseguire con le udienze e a trovare la verità”

“Sono trascorsi oltre 3 anni dalla morte di Stefano Biondo, disabile psichico, – ricorda Rossana La Monica – deceduto a soli 21 anni, purtroppo per mano di chi doveva curarlo e accudirlo”.

Domani (21 maggio) tutta la famiglia Biondo e la comunità aretusea formata da amici, parenti e conoscenti, aspettaranno che vengano rinviati a giudizio i presunti colpevoli della morte di Stefano Biondo.

Tra l’altro, anche gli esiti di due medici legali, uno della Procura (Francesco Coco) e il perito della famiglia (Giuseppe Bulla), concordano come esito della morte di Stefano il soffocamento meccanico, “indotto per occlusione diretta delle vie aree e per compressione della gabbia toracica”.

L’Asp di Siracusa e il Telefono Viola si sono costituite parti civili al processo. Un caso che resta irrisolto. Infatti i congiunti di Stefano si sono già visti rinviare 3 volte l’udienza, l’ultima perché mancava il giudice delle udienze preliminari Patricia De Marco.

“E con dolore – continua La Monica- sottolineo che un’altra fermata è avvenuta a seguito della richiesta di archiviazione del procuratore Giancarlo Longo. Tutto moralmente ingiusto e ingiustificato. Intanto, mio fratello Stefano, un bambinone che già aveva sofferto per via di una natura a tratti beffarda, ora non c’è più. Sapete perché? E’ stato chiuso dentro una bara da un mondo che non si ferma davanti a niente. Da un mondo convulso e che corre senza badare a chi, come lui, ha bisogno di cure”.

La sua storia -anche adesso che non c’è più- sembra rispecchiare l’emblema del vuoto istituzionale in cui i malati psichici e le loro famiglie, ma non solo, si trovano ad affrontare in città e nella società casi simili.

“Noi – conclude La Monica- aspettiamo che venga fatta giustizia, anche se nessuno potrà mai più restituirci Stefano”.