Relitto romano al largo di Mazara, scoperto carico di anfore

Relitto romano a 46 metri, indagini sui fondali verso Mazara

📌 FLASH NEWS – Al largo di Mazara del Vallo individuato a 46 metri di profondità un relitto romano databile tra II e I secolo a.C. Sul sito centinaia di anfore Dressel 1A, due ceppi d’ancora e una struttura in piombo. Attese nuove indagini.


Un relitto di epoca romana, presumibilmente risalente al periodo compreso tra il II e il I secolo avanti Cristo, è stato individuato nei fondali marini al largo di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Il sito archeologico sommerso si trova a circa tre miglia dalla costa, a una profondità di 46 metri.

La scoperta è avvenuta nell’ambito delle attività istituzionali dedicate alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio culturale custodito nei mari italiani. L’individuazione del sito è stata possibile dopo una segnalazione effettuata da privati cittadini, alla quale sono seguiti gli accertamenti degli organismi competenti.

Le successive ricognizioni hanno permesso di verificare la presenza sui fondali di un importante contesto archeologico, caratterizzato dal relitto e da centinaia di anfore, insieme ad altri elementi che saranno ora oggetto di ulteriori approfondimenti.

Il sopralluogo con Carabinieri e Soprintendenza del Mare

Le operazioni sono state condotte attraverso un sopralluogo congiunto al quale hanno partecipato il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e il Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina.

Alle attività in mare ha fornito supporto anche la Motovedetta dei Carabinieri di Trapani. L’intervento coordinato delle diverse componenti specializzate ha consentito di effettuare le ricognizioni necessarie per individuare e osservare il giacimento archeologico sommerso.

La profondità di 46 metri e la posizione a circa tre miglia dalla costa rendono il sito un contesto destinato a essere studiato attraverso specifiche attività subacquee. Gli elementi già osservati hanno permesso una prima collocazione cronologica del relitto, che viene datato in via presumibile tra il II e il I secolo a.C.

Centinaia di anfore conservate sul fondale

Uno degli aspetti più rilevanti emersi durante la ricognizione riguarda la presenza di centinaia di anfore distribuite nell’area interessata dal relitto.

I reperti appartengono prevalentemente alla tipologia Dressel 1A. La presenza delle anfore costituisce uno degli elementi principali del giacimento individuato nelle acque di Mazara del Vallo e sarà oggetto degli approfondimenti archeologici programmati dalla Soprintendenza del Mare.

Oltre alle anfore, gli operatori hanno identificato due ceppi d’ancora e una struttura in piombo. Si tratta di ulteriori componenti presenti nel contesto sommerso che potranno contribuire alla ricostruzione e alla conoscenza complessiva del sito.

La ricognizione compiuta rappresenta quindi una prima fase delle attività. Gli elementi individuati sul fondale dovranno essere documentati e analizzati più approfonditamente per ottenere un quadro maggiormente dettagliato del relitto e del relativo giacimento archeologico.

Nuove attività per documentare il sito archeologico

La Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana proseguirà il lavoro attraverso ulteriori attività di documentazione e approfondimento. L’obiettivo indicato è acquisire una conoscenza più completa del contesto archeologico individuato nelle acque al largo di Mazara del Vallo.

Gli approfondimenti saranno inoltre funzionali all’adozione delle opportune misure di tutela necessarie alla salvaguardia del sito. La presenza di un relitto antico, di un consistente numero di anfore e degli altri elementi individuati rende infatti necessario procedere con una documentazione specifica dell’area.

In questa fase le informazioni disponibili consentono di collocare presumibilmente il relitto tra il II e il I secolo a.C.. Saranno le successive attività della Soprintendenza del Mare a permettere di approfondire ulteriormente le caratteristiche del ritrovamento e il suo contesto archeologico.

La segnalazione dei cittadini e l’intervento specialistico

Un elemento centrale nell’individuazione del relitto è rappresentato dalla segnalazione iniziale di privati cittadini. L’informazione ha consentito agli organismi competenti di avviare le verifiche e successivamente organizzare il sopralluogo con le unità specializzate.

L’intervento ha riunito competenze differenti, dalla tutela del patrimonio culturale alle attività subacquee, con il supporto operativo della motovedetta dell’Arma. Le ricognizioni hanno così permesso di localizzare il relitto e verificare direttamente la presenza del materiale archeologico sul fondale.

La localizzazione del sito nelle acque siciliane conferma il ruolo della cooperazione tra i reparti specializzati dell’Arma dei Carabinieri e gli organismi incaricati della tutela del patrimonio culturale. Una collaborazione indirizzata alla protezione delle testimonianze storiche conservate nei fondali marini.

Il patrimonio sommerso al centro delle attività di tutela

L’operazione condotta al largo di Mazara del Vallo rientra nelle più ampie attività dedicate alla salvaguardia del patrimonio culturale sommerso della penisola italiana. Il nuovo sito si aggiunge ai contesti archeologici che richiedono specifiche attività di conoscenza, documentazione e protezione.

Per il relitto romano appena individuato, il percorso proseguirà ora sotto la competenza della Soprintendenza del Mare. Gli approfondimenti dovranno consentire di documentare in maniera più completa ciò che si trova a 46 metri di profondità e di definire le misure necessarie per la sua conservazione.

La presenza di centinaia di anfore Dressel 1A, dei due ceppi d’ancora e della struttura in piombo costituisce il quadro emerso dalle prime ricognizioni. Gli ulteriori accertamenti saranno finalizzati ad ampliare le conoscenze sul giacimento e a garantirne la tutela.

L’attività svolta punta infine alla salvaguardia delle testimonianze storiche custodite nei fondali marini e alla loro restituzione alla collettività attraverso il lavoro di conoscenza, documentazione e protezione del patrimonio archeologico sommerso.

By Morena Zingales

Giornalista professionista

Related Posts