I bambini della maestra Nella Zagarella di nuovo insieme a Cassibile
📌 FLASH NEWS – Dopo 37 anni i bambini della maestra Nella Zagarella si ritrovano a Cassibile. Dodici compagni di scuola di nuovo insieme tra ricordi, vite cambiate, abbracci e una foto come quelle scattate da bambini.
di Morena Zingales
Ci sono fotografie che non invecchiano. Ingialliscono, finiscono in un cassetto, attraversano traslochi, matrimoni e intere stagioni della vita. Poi, un giorno, basta un nome pronunciato quasi per caso per riportare tutto al punto di partenza: un’aula, dei banchi, una maestra e un gruppo di bambini che ancora non sapevano cosa la vita avrebbe preparato per loro.
A Cassibile è successo proprio questo. L’idea è venuta a Paolo Minarda: perché non provare a cercare i vecchi compagni delle scuole elementari? Quelli della sezione A della maestra Nella Zagarella, che avevano condiviso gli anni di scuola tra il 1983 e il 1988. È cominciata una ricerca. Un nome ne ha richiamato un altro, un contatto ha portato a un altro numero di telefono. Nel giro di pochi giorni è nato un gruppo WhatsApp.
E improvvisamente quei bambini erano di nuovo lì. Non più seduti dietro i banchi, naturalmente. Adesso sono uomini e donne con alle spalle oltre quarant’anni di vita, esperienze, famiglie, partenze, ritorni, gioie e difficoltà. Ma per una sera è sembrato possibile fermare il tempo. L’appuntamento è stato organizzato al 991 di Cassibile. Una pizza insieme, apparentemente una cosa semplicissima. Ma al tavolo numero 40 quella sera non erano sedute soltanto dodici persone adulte. C’erano anche dodici bambini degli anni Ottanta. Erano presenti rigorosamente in ordine alfabetico Gianluca Cassarino, Stefania Carasi, Rossana Codispoti, Emanuele Giallongo, Francesco Implatini, Paolo Minarda, Giovanni Orlando, Adriana Passarello, Gianni Scalone, Vincenzo Sipala, Morena Zingales e Michele Zocco. Non è stato possibile riunire tutti in una sola sera. Dopo tanti anni le vite hanno preso direzioni diverse e le distanze, gli impegni familiari e il lavoro hanno reso impossibile avere l’intera classe attorno allo stesso tavolo. Nel gruppo ritrovato ci sono anche Luigi Agricola, Lucia Barone, Astrid Gatto Rotondo, Marilù La Runa, Roberta Papa e Sara Scifo che non hanno potuto partecipare alla serata.
E poi c’è un nome che appartiene a quella classe e che il tempo non può cancellare: Stefania Di Pietro, scomparsa quando era ancora una bambina. Un posto che non può essere occupato, un’assenza diversa dalle altre. Perché ci sono compagni di scuola che la vita porta lontano e altri che restano per sempre bambini nei ricordi di chi è cresciuto accanto a loro. E forse proprio queste assenze hanno ricordato a tutti quanto tempo fosse realmente trascorso dall’ultima volta in cui quella classe si era trovata insieme.
Dopo 37 anni c’era un’intera vita da raccontare. Una domanda, inevitabilmente, deve essere tornata tante volte durante la serata: che cosa hai fatto da quando ci siamo lasciati? Le risposte raccontano quanto possa diventare grande il mondo partendo dalla stessa piccola aula. C’è chi si è sposato e chi no. Chi ha visto finire un matrimonio. Chi ha i figli già grandi e chi tra qualche anno potrebbe diventare nonnə. Chi ha costruito la propria famiglia e chi ha dedicato gran parte della propria vita al lavoro. Qualcuno ha continuato gli studi fino alla laurea. Qualcun altro ha interrotto prima il proprio percorso perché la vita aveva preparato una strada differente.
Ci sono lavoratori autonomi e dipendenti. C’è chi affronta giornate che cominciano alle quattro del mattino, facendo sacrifici che da bambini sarebbe stato impossibile immaginare. E c’è chi considera il proprio ruolo di mamma e moglie il lavoro più bello del mondo. Percorsi diversi, scelte differenti, soddisfazioni, sacrifici, momenti felici e periodi più complicati. Storie che per oltre quarant’anni sono andate avanti separatamente e che, quella sera, sono tornate a incrociarsi intorno allo stesso tavolo.
Durante la cena si è parlato di tutto. Del presente, naturalmente, ma soprattutto del passato. Sono tornati alla memoria episodi che sembravano dimenticati, piccoli particolari conservati chissà dove per decenni. Sono riaffiorati i momenti belli e anche quelli meno felici. Perché quando si torna con la memoria all’infanzia non si ritrovano soltanto le risate.
Si ritrovano le persone, le emozioni, qualche paura, le amicizie, le giornate trascorse insieme e perfino sensazioni che si credevano perdute. Sono bastati un nome, un episodio raccontato, una battuta o un ricordo condiviso per riaprire porte rimaste chiuse per decenni. Per una sera non importava quale lavoro facesse ciascuno, dove abitasse, quale percorso avesse seguito o quante cose fossero successe dal 1988 a oggi. Erano ancora i bambini della maestra Zagarella.
Poi è arrivato il momento che forse più di ogni altro ha dato un significato alla serata. Prima di salutarsi hanno deciso di fare una fotografia. Non una fotografia qualsiasi.
Hanno provato a ricreare quella stessa immagine di gruppo che ogni anno facevano quando frequentavano la scuola elementare. Solo che questa volta davanti all’obiettivo non c’erano più bambini con una vita intera da immaginare. C’erano uomini e donne che quella vita l’hanno attraversata davvero.
Sui loro volti ci sono gli anni trascorsi, le esperienze, le famiglie, le partenze, i ritorni, le soddisfazioni e i sacrifici. Ma forse, guardando bene quella fotografia, dentro ciascuno di loro è rimasto qualcosa dello scolaro che era allora. Ed è proprio questo che ha reso speciale quella foto. La prima raccontava ciò che ancora doveva accadere. Quella nuova racconta, senza bisogno di parole, tutto ciò che è accaduto nel mezzo.
Alla fine è arrivata l’ora dei saluti. Baci e abbracci, accompagnati dalla speranza di riuscire a organizzare una seconda rimpatriata. Tutti sanno che non sarà semplice. Le distanze restano, così come il lavoro, le famiglie e gli impegni che riempiono le giornate degli adulti. Ma il primo passo, quello più difficile, è stato fatto. Dopo 37 anni si sono cercati. E si sono ritrovati. Per qualche ora hanno lasciato fuori dalla porta problemi, responsabilità e preoccupazioni. Hanno parlato, ricordato, riso e raccontato ciò che la vita ha fatto di quei bambini della sezione A. È stata una serata di autentica spensieratezza, di quelle che diventano sempre più rare crescendo e che, proprio per questo, acquistano un valore particolare. Poi è arrivato il momento di tornare alla realtà. Ma adesso esiste una fotografia nuova da mettere accanto a quella vecchia. Tra i due scatti ci sono 37 anni di vita.
Non tutti vivono ancora nel luogo dove sono cresciuti. Morena Zingales oggi vive in Umbria ed è tornata volentieri a Cassibile proprio per non perdere l’occasione di partecipare alla rimpatriata.
Emanuele Giallongo vive in Germania, dove ha trovato quello che considera il lavoro della sua vita. Sara Scifo si trova in Emilia-Romagna e Roberta Papa in Veneto.
Anche Rossana Codispoti ha conosciuto cosa significa vivere lontano da casa: ha trascorso diversi anni negli Stati Uniti, portando con sé dall’altra parte dell’oceano un pezzo delle proprie origini e dei ricordi di Cassibile.
Michele Zocco, a sua volta, ha vissuto all’estero, aggiungendo alla storia di quella classe un altro percorso costruito lontano dai luoghi dell’infanzia. La geografia racconta da sola quello che è successo dopo l’ultima campanella delle elementari.
Da Cassibile le loro strade si sono allontanate, attraversando città, regioni, nazioni e perfino oceani. Ognuno ha costruito la propria storia, affrontando partenze, ritorni, cambiamenti e nuove esperienze.
Eppure è bastato un messaggio sul telefono per accorciare in pochi giorni distanze costruite in oltre quattro decenni.
Perché si può andare a vivere in Umbria, in Veneto, in Emilia-Romagna, in Germania, negli Stati Uniti o altrove nel mondo, ma esiste una geografia che nessuna distanza riesce davvero a modificare: quella dei luoghi nei quali siamo stati bambini.
E per loro quel luogo continua a chiamarsi Cassibile.



