Turismo culturale guida Catania capitale cultura per il 2028

Una candidatura condivisa che a Roma mostra ambizione e radici

La candidatura di Catania alla Capitale Italiana della Cultura 2028 si è presentata a Roma con un racconto compatto, costruito per mostrare una città che intreccia memoria e futuro con un passo deciso. L’audizione al ministero della Cultura ha trasformato un appuntamento formale in un momento di identità collettiva, dove istituzioni, mondo creativo e comunità hanno portato una visione condivisa e misurabile.

Una regia che unisce emozione e metodo

Il sindaco Enrico Trantino ha guidato la presentazione con un taglio netto: Catania non cerca un titolo simbolico, ma un percorso strutturale che valorizzi il patrimonio senza cristallizzarlo. Accanto a lui, Paolo Di Caro ha coordinato gli interventi con una scansione narrativa che ha alternato testimonianze, dati e prospettive, costruendo un quadro coerente e orientato alla trasformazione.

L’apertura affidata a Luca Parmitano, collegato da Houston, ha dato un tono immediatamente evocativo. L’astronauta ha descritto Catania come un luogo capace di guardare oltre i propri confini, forte di radici profonde e di una naturale vocazione all’incontro. Un messaggio che ha trovato un contrappunto pop e identitario nel video di Fiorello, che ha richiamato la comunità a sostenere una sfida che appartiene a tutti.

Il sostegno istituzionale e la visione politica

Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha ribadito l’impegno dell’ente regionale, sottolineando la volontà di accompagnare la città anche sul piano finanziario. Un passaggio che ha rafforzato la dimensione istituzionale della candidatura, presentata come un progetto maturo e sostenuto da una filiera politica compatta.

Il cuore del dossier: partecipazione, cultura e innovazione

Il dossier “Catania Continua” è stato illustrato attraverso le voci dei protagonisti che ne hanno costruito i contenuti. Il programma dedicato alle imprese creative e ai giovani ha mostrato una città che investe sulle energie emergenti, mentre il piano partecipato con orizzonte 2038 ha evidenziato la volontà di lasciare un’eredità stabile, misurabile e condivisa.

Il rafforzamento del sistema bibliotecario e museale, la valorizzazione del patrimonio archivistico, l’integrazione tra cultura, scienza e innovazione, il ruolo del teatro, della danza e della musica: ogni intervento ha delineato un mosaico coerente, dove la cultura diventa infrastruttura sociale e leva di sviluppo.

Cultura e impresa: una sinergia concreta

La presenza di Confindustria Catania, rappresentata da Maria Cristina Busi Ferruzzi, ha confermato il coinvolgimento del tessuto produttivo. La candidatura è stata presentata come un’opportunità per consolidare un modello in cui cultura e impresa dialogano stabilmente, generando valore e nuove forme di attrattività.

Un progetto nato dal territorio

Oltre il 70% delle proposte inserite nel dossier proviene da realtà locali: associazioni, università, enti di ricerca, imprese, istituzioni culturali. Un dato che ha rafforzato la credibilità della candidatura, presentata non come un esercizio calato dall’alto, ma come un processo collettivo che ha coinvolto circa cento soggetti.

Una città che si presenta unita

La chiusura dell’audizione ha restituito l’immagine di una Catania consapevole, determinata e capace di parlare con una sola voce. Identità, innovazione e comunità sono stati i tre assi portanti di una presentazione che ha voluto mostrare non solo un progetto, ma un metodo.

La proclamazione della Capitale Italiana della Cultura 2028 è attesa entro il 27 marzo 2026, ma la città ha già mostrato di aver intrapreso un percorso che guarda oltre quella data, con l’obiettivo di trasformare la visione in realtà duratura.

By Morena Zingales

Giornalista professionista

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