Raccolta firme e sinergie per la qualità del vulcano
Sessanta giorni per cento firme. È la sfida che il mondo del vino etneo si è dato per ottenere il riconoscimento DOCG entro la vendemmia 2026, un traguardo che consacrerebbe l’Etna tra le eccellenze italiane del settore. Secondo quanto emerso dal focus “Opportunità e strumenti per la crescita del sistema Etna Wine”, organizzato da Mada Vinea, il percorso è impegnativo ma non impossibile. Come ha ricordato Patrizio D’Andrea, vicecapo di Gabinetto del Masaf, il Ministero potrà esaminare la richiesta solo se sostenuta da almeno il 51% dei produttori che rappresentino la stessa percentuale della superficie vitata. Mancano ancora circa cento adesioni, ma l’obiettivo resta alla portata: i viticoltori, in poco più di dieci anni, sono quasi raddoppiati, passando da 203 nel 2013 a 474 nel 2024.
Per il Consorzio di tutela Etna Doc, rappresentato da Marco Nicolosi, l’impegno ora è coinvolgere i piccoli agricoltori, completare la raccolta documentale e inviare tutto entro il 2025. Il riconoscimento DOCG comporterà controlli più rigorosi e garantirà una tracciabilità totale, con un sigillo di Stato su ogni bottiglia. Una certificazione che rafforzerà la reputazione dei vini etnei e offrirà nuove opportunità di valorizzazione economica e d’immagine.
All’incontro hanno partecipato rappresentanti istituzionali, imprese e mondo accademico. Il rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti, ha annunciato la nascita di una Fondazione dell’Ateneo che promuoverà percorsi formativi professionalizzanti, in collaborazione con esperti del settore. Il direttore del Di3A, Mario D’Amico, ha ribadito l’importanza di una collaborazione strutturata tra università e imprese, indispensabile per consolidare un Etna Wine System capace di competere sui mercati internazionali.
Sui territori, i sindaci di Sant’Alfio, Castiglione di Sicilia e Linguaglossa hanno concordato sulla necessità di “fare rete”, creando una governance unitaria per affrontare temi concreti come rifiuti, risorse idriche e infrastrutture. Obiettivo comune: costruire un sistema vitivinicolo integrato e sostenibile.
Tra gli interventi anche quelli dei docenti Corrado Caruso, Bruno Caruso e Salvatore Barbagallo, insieme al presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri. L’architetto Filippo Bricolo ha sottolineato la connessione tra architettura e vino, ricordando che una cantina ben progettata racconta l’identità del territorio.
La tavola rotonda finale ha affrontato temi di prospettiva: la nuova sede etnea dell’Istituto regionale dell’Olio e del Vino a Mascalucia, l’apertura del mercato brasiliano grazie al ponte con il Consolato d’Italia a Porto Alegre e la valorizzazione delle professionalità della filiera vitivinicola, dal vigneto alla formazione.
Il percorso verso la DOCG dell’Etna, come emerso dal comunicato diffuso dagli organizzatori di Mada Vinea, rappresenta quindi non solo una certificazione di qualità, ma una strategia condivisa per la crescita sostenibile del territorio e per il rilancio internazionale del brand Etna, simbolo di eccellenza e identità.
