Processo al via nel 2026 a Terni per il femminicidio di Spoleto
Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Spoleto ha disposto il rinvio a giudizio di Nicola Gianluca Romita, accusato dell’omicidio aggravato dal vincolo coniugale della moglie Laura Papadia, avvenuto il 26 marzo dello scorso anno nell’appartamento della coppia. La decisione, maturata al termine di una seduta a porte chiuse, apre la strada al processo che si terrà davanti alla Corte d’assise di Terni a partire dal 16 marzo 2026.
La ricostruzione del delitto e la linea difensiva
Romita, presente in aula e detenuto dal giorno del fatto, sostiene oggi di non avere memoria di quei momenti, parlando di un “buco nero” che avrebbe cancellato ogni ricordo. La difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Maori e Luca Valigi, ha tentato di far valere la tesi della seminfermità mentale, richiamando una doppia consulenza che descriverebbe un presunto stato dissociativo capace di alterare la percezione delle proprie azioni. La giudice Teresa Grano ha però respinto la richiesta di una perizia psichiatrica, ritenendo non sufficienti gli elementi presentati per giustificare un approfondimento clinico. La scelta imprime una direzione netta al procedimento, che si concentrerà sulla dinamica del delitto e sulle responsabilità dell’imputato.
La dinamica della violenza e il movente contestato
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la lite tra i coniugi sarebbe esplosa per un contrasto legato al desiderio della donna di avere un figlio, progetto che Romita avrebbe invece rifiutato. La discussione sarebbe degenerata rapidamente: prima le mani al collo, poi la strangolazione con una sciarpa, gesto che ha tolto la vita a Laura Papadia. Nei mesi successivi al delitto, l’uomo ha inviato dal carcere una lettera di scuse alla famiglia della vittima, che però ha scelto di respingere il messaggio. Il fratello di Laura, Fabio Papadia, è arrivato da Palermo per assistere all’udienza, deciso a guardare in volto l’imputato.
Le parti civili e il ruolo delle istituzioni
Oltre ai familiari della vittima, il giudice ha ammesso come parti civili l’associazione “Per Marta e per tutte”, impegnata nel contrasto alla violenza sulle donne, e il Comune di Spoleto, che ha scelto di costituirsi per rappresentare la comunità colpita da un delitto che ha scosso profondamente il territorio. Il processo, atteso per la primavera del 2026, si preannuncia complesso e carico di implicazioni sociali, con un impianto accusatorio che punta a dimostrare la piena consapevolezza dell’imputato e una difesa che tenterà di riaprire la questione della capacità di intendere e di volere.
