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Pagare ticket all’ospedale di Siracusa? Non c’è problema, non vogliono soldi…

by Morena Zingales
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Pagare ticket all’ospedale di Siracusa? Non c’è problema, non vogliono soldi…

E’ diventato un problema pagare il ticket all’ospedale Umberto I di Siracusa, anzi lo è stato sempre.  I pazienti hanno difficoltà a pagare le prenotazioni degli esami da effettuare perché lo sportello è chiuso negli orari in cui spesso si effettuano le visite.

I medici lavorano anche in orari serali, ma lo sportello dei pagamenti alle 17,30 (orario di chiusura) ha già le tendine abbassate, a volte anche prima. «Voglia di lavorare saltami addosso!!!» – ha detto una signora che alle ore 17,28 di ieri si era recata agli sportelli per pagare ed ha trovato chiuso.

«Ho girato tutto intorno agli sportelli, non c’era un’anima viva, vedevo le tende abbassate, c’era qualcuno dentro, ho provato a chiamare, nessuno rispondeva, tutto chiuso! Sale la mia ansia e adesso come faccio, io devo pagare la visita cardiologica di mio padre e qui non vogliono soldi?»

Il paziente aveva prenotato alle ore 17,15 un controllo cardiologico. Padre e figlia si recano in ospedale, al primo piano: «Saliamo -ha raccontato -, troviamo il medico che ci dice ‘andate subito a pagare prima che chiudono, nel frattempo io comincio con suo papà’».

La figlia del paziente si è precipitata di corsa all’ingresso dell’ospedale per il pagamento, ma è ritornata su dal medico scusandosi di non aver fatto in tempo. Adesso la colpa e del paziente che arriva in ritardo a pagare: «Giù ho incontrato una signora – ha raccontato la figlia al medico – credo fosse un’impiegata, aveva il cellulare nelle mani seduta molto comoda in una stanza che con tono quasi di rimprovero mi dice che ‘lo sportello è chiuso non è possibile pagare’. E quindi, ho replicato io? E mi sento rispondere: ‘Ma è per questo motivo che si viene prima’ (erano le 17,28), quasi come se fosse una reprimenda. Scusi, ma se ho la visita alle 17,15, quando dovrei arrivare secondo lei? La sua risposta è stata ‘vada dal collega, faccia il giro dall’altra parte e chiede se la fa pagare’. «Col piffero, il collega era già sparito. Ma si può sopportare una cosa del genere?»

Beh, verrebbe la voglia di andarsene via e non pagare, ha tuonato la poverina successivamente: «Ma siamo persone oneste e dobbiamo pagare, mio padre aveva già fatto gli esami medici e il dottore lo stava per liberare, ma voleva la ricevuta del pagamento effettuato, non ce l’avevamo e adesso come si fa?».

Morale della favola? Una persona malintenzionata sarebbe andata via senza pagare: «Il cardiologo, fortunatamente gentilissimo, ci ha mandato via dicendoci, ‘pazienza ritorni domani e alle 8 lo va a pagare e poi mi fa avere la ricevuta’, nessun problema rispondo io, domani sono a Siracusa e vado a pagare».

Ma una persona fuori città come avrebbe fatto? Chi viene da altri paesi della provincia è costretta a ritornare? Ci saranno altre soluzioni, ma non c’era nessuno per chiedere informazioni «e quindi – ha concluso la sfortunata – siamo andati via con la visita fatta, ma senza aver pagato, grazie al medico che lo ha permesso, un altro non lo avrebbe mai fatto».

Il senso di tutto questo? Ha concluso la signora: «Che si mettessero d’accordo su come far pagare, se i medici lavorano in orari pomeridiani e serali, anche loro devono restare aperti, altrimenti trovate soluzioni alternative e almeno metteteci una persona ‘gentile’ che ci possa dare indicazioni e guidarci su come fare diversamente. Chi arriva la prima volta in ospedale, non lo sa, ma dopo una storia del genere, gli viene la voglia di non ritornarci più».

Buono a sapersi, e poi dicono che la sanità va a rotoli? Beh, la colpa è sempre del paziente che arriva in ritardo a pagare! E poi tanto ritardo non era.

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