Dissesto idrogeolico: l’Italia affonda sotto piani sospesi

Niscemi travolta dal fango: il piano nazionale resta vuoto

NISCEMI – L’ennesimo smottamento che ha ferito il territorio di Niscemi non è che l’ultimo atto di una cronaca ampiamente annunciata. Mentre il fango scivola a valle, trascinando con sé polemiche e detriti, emerge una realtà burocratica agghiacciante: le autorità sapevano tutto. La tragedia siciliana non è un evento imprevedibile, ma la naturale conseguenza di una strategia di difesa del suolo che, pur esistendo sulla carta, rimane priva di ossigeno finanziario. Il paradosso italiano si consuma qui, tra mappe di rischio dettagliatissime e casseforti centrali che non liberano le risorse necessarie per i cantieri.

La paralisi strategica del piano nazionale di adattamento

Il cuore del problema risiede nello stallo del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc). Ratificato formalmente nel dicembre del 2023, questo documento doveva rappresentare la bussola per mettere in sicurezza la penisola. Al suo interno sono descritti con spietata lucidità i fenomeni che oggi flagellano Niscemi: piogge concentrate, colate di detriti e cedimenti strutturali dei versanti. Eppure, denunciano le associazioni ambientaliste come Legambiente, lo strumento è rimasto un esercizio di stile. Senza un portafoglio dedicato nell’ultima legge di bilancio, il piano non può trasformarsi in ruspe e cemento armato, lasciando i sindaci soli a gestire l’inevitabile.

Un’eredità di ritardi e cantieri mai nati sul territorio

Non si tratta di una colpa imputabile esclusivamente all’attuale esecutivo. Il fallimento della prevenzione ha radici profonde che attraversano gli ultimi venticinque anni di storia politica. Dal 1999 a oggi sono stati stanziati oltre venti miliardi di euro per contrastare le fragilità del terreno, ma la macchina burocratica ne ha concretizzato meno del 40%. La lentezza dei processi autorizzativi e la frammentazione delle competenze hanno creato un imbuto dove i fondi ristagnano, mentre i fiumi esondano. Ogni euro risparmiato oggi nella manutenzione dei versanti si trasformerà, domani, in quattro euro di spesa per la gestione dei danni e della ricostruzione.

La metamorfosi del clima e la fragilità dei comuni

Il rischio non è più una variabile statistica, ma una certezza che riguarda ormai il 94% dei centri abitati italiani. Gli esperti avvertono: le precipitazioni non sono più quelle del secolo scorso. Eventi brevi ma di una violenza inaudita colpiscono suoli resi impermeabili da un’urbanizzazione spesso sconsiderata. A Niscemi, come già accaduto a Ischia o Senigallia, il terreno non ha più la capacità di assorbire l’impatto idrico, trasformandosi in una trappola fluida. Senza una vera cultura della prevenzione che superi la logica dell’emergenza perenne, l’Italia continuerà a piangere le proprie macerie, ignorando i suoi stessi avvertimenti scritti.

di Fabio Insenga (Fin/Adnkronos)

By Rita Paltracca

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