Cassibile, Angelo Sigona darà il proprio nome a una strada

CASSIBILE – Angelo Sigona, il bracciante di 25 anni ucciso assieme a Giuseppe Scibilia nei “moti di Avola” del 2 dicembre ‘68, darà il proprio nome a una zona di Cassibile, lo slargo confinante con via Carmelo Zaccarello, nella zona di piazza Caduti del Conte Rosso. La cerimonia di intitolazione si terrà lunedì prossimo (14 aprile), alle 10. La lapide toponomastica sarà scoperta dal sindaco, Giancarlo Garozzo, alla presenza del presidente della Circoscrizione, Paolo Romano, dei familiari e di rappresentanti civili, militari e religiosi.

L’intitolazione di questa parte di strada è stata fortemente voluta da un cittadino cassibilese, Emanuele Tiralongo, che, tramite il consiglio di quartiere, ne ha fatto regolare richiesta affinché si potesse realizzare uno slargo a lui dedicato.

 

La storia: Avola, grande centro in provincia di Siracusa. In quel dì, del 2 dicembre del 1968, durante una manifestazione bracciantile lungo la strada statale che porta a Noto, la polizia spara. Rimangono, morti, sull’asfalto stradale, due figli del popolo contadino della Sicilia: Angelo Sigona – venticinque anni – e Giuseppe Scibilia – 48 anni, padre di tre figli-.

Il fuoco di piombo, forte e micidiale, lascia sulla percorso ben 48 feriti, di cui cinque colpiti in modo alquanto grave. Ritrovati sul selciato tre chilogrammi di bossoli. I contadini e i braccianti di Siracusa lottavano per conquistare migliori condizioni del duro lavoro: aumento del salario giornaliero, soppressione delle differenze delle paghe in atto nell’ambito della provincia, rispetto dei contratti precedentemente conquistati, l’operatività delle commissioni paritetiche di controllo per eliminare gli enormi abusi in atto.

Venivano rivendicate le rivendicazioni storiche: l’abolizione delle “gabbie salariali” (le differenze retributive in atto in Italia). * l’ingaggio in “piazza” tramite l’uso del “caporale”. * la revisione, quindi, delle norme del collocamento lavorativo. Il 2 dicembre nella provincia fu sciopero generale. Vera e grande manifestazione di popolo. Presenti, in gran numero, donne e bambini, che con grande entusiasmo sostenevano i loro “porta frumento”. I tragici fatti non finirono lì, sul sangue versato.

Immediatamente dopo, nel gennaio del 1969, 163 partecipanti alla manifestazione, braccianti e sindacalisti, furono denunciati, incriminati di blocco stradale. Successivamente, nel 1970, furono inviati 85 mandati di comparizione. Per l’eccidio nessuno pagò. Nel 1970 l’inchiesta giudiziaria fu definitivamente archiviata. [fonte: agoravox.it]