SIRACUSA, BONO RISPONDE A TRIGILIA IN MERITO AL FALLIMENTO DELLE POLITICHE DI COESIONE

Ministro Carlo Trigilia
Ministro Carlo Trigilia

(cassibile.com) SIRACUSA – Il grande attivismo del Ministero per la Coesione, sotto il profilo della comunicazione, stride con le novità zero, quanto alla concreta capacità di elaborare strategie per lo sviluppo. Quello che incredibilmente stenta ad essere capito è che il fallimento ventennale nell’utilizzo dei fondi strutturali segue l’ultra quarantennale disfatta dell’intervento straordinario per il Mezzogiorno e attiene alla totale inesistenza di idee, progetti e strategie per lo sviluppo da parte dell’apparato burocratico nazionale e regionale “competente”. Non solo molti fondi concessi dall’Unione Europea  non sono stati spesi, ma per quelli che hanno trovato un utilizzo, quest’ultimo non ha prodotto né sviluppo, né nuova occupazione. E’ infatti questo il dramma di un Paese che, ciclo dopo ciclo, continua a coniugare al futuro i verbi di come utilizzare i fondi della successiva programmazione, mentre assiste impotente e immobile allo scempio dell’inutile trascorrere del tempo.

L’ultimo intervento pubblico dal Ministro per la Coesione non solo non aiuta, ma lascia addirittura perplessi sia sotto questo aspetto, sia in generale per la incongruenza di alcune questioni di fondo. In primo luogo cosa intende il ministro Trigilia quando dichiara testualmente “bisogna instaurare un rapporto diverso tra Nord e Sud perché non possiamo più permetterci i costi di integrazione del mezzogiorno” e poi ancora che “l’assistenzialismo verso il sud costa allo Stato 60 miliardi l’anno e non ha creato sviluppo autonomo”. Cosa è questa se non una gravissima ammissione del fallimento epocale delle strategie di riequilibrio territoriale nel nostro Paese? E non sarebbe quindi logico attendersi da parte del vertice istituzionale del settore l’esigenza prioritaria dell’accertamento delle responsabilità? E, soprattutto di sentire il dovere, davanti a questa debàcle del sistema, di chiarire perché e in che modo la semplice istituzione dell’Agenzia per la coesione dovrebbe risolvere il problema, irrisolto da oltre 60 anni, specie se a lavorarci sarebbero le stesse persone che fino ad ora hanno prodotto tali fallimenti? Risulta poi anche difficile immaginare a cosa si riferisca una spesa dedicata di 60 miliardi l’anno per il Sud, e soprattutto attraverso quali canali è stata utilizzata, in quali settori, con quali obbiettivi e soprattutto da quali soggetti. Nessuno, tranne la mala politica e la mala burocrazia, ha bisogno di un Sud costantemente alimentato con fleboclisi di fondi pubblici che tradizionalmente lo hanno lasciato in uno stato di coma economico assistito.

Ma come si possa passare da un uso improduttivo e parassitario delle risorse, ad un uso efficace, questo ancora non lo ha spiegato nessuno. L’unica cosa che è certa è che non c’è più margine per la conservazione dell’esistente apparato, la cui integrale mancata sostituzione condannerà al fallimento qualunque buona intenzione di invertire la tendenza, e cioè realizzare quel cambio di passo auspicato unanimamente per creare una mutazione del sistema economico, in grado di assicurare  la competitività. Questa è infatti la sfida, non l’attivazione della spesa fine a se stessa, ma al contrario la individuazione e il finanziamento di quegli interventi capaci di far diventare finalmente attrattivo degli investimenti nazionali e soprattutto esteri il Mezzogiorno e creare, quindi quelle trasformazioni strutturali del  sistema economico e produttivo capaci di realizzare concrete strategie di sviluppo e dare vita a stabili incrementi dei livelli occupazionali . Ma questo presuppone, appunto, l’integrale sostituzione almeno dei vertici e dei quadri degli apparati fallimentari del passato e la costituzione di una struttura non più condizionata dalla presenza di burocrati, bensì ispirata a più moderni criteri di visione dello sviluppo, capaci di interpretare la globalizzazione dei mercati e indicare, non solo per il Mezzogiorno, le linee e i percorsi utili a  costruire  una strategia che possa finalmente consentirci di competere con gli altri sistemi regionali e nazionali concorrenti. Prima di ciò qualunque azione posta in essere, se fondata sulla conservazione dell’esistente, non solo sarà destinata a fallire, ma oggi è fin troppo chiaro che non ci sono più alibi per tollerare comportamenti, azioni e omissioni che hanno una immediata ripercussione negativa sul futuro del Mezzogiorno e quindi sull’intero Paese.

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Giornalista pubblicista