(cassibile.com) PALERMO – Esprimo piena soddisfazione per avere, la Consulta, dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel Decreto “Salva Italia” e il loro riordino, che ne prevede la riduzione in base ai criteri di estensione e popolazione. Non è materia da disciplinare con Decreto Legge, hanno stabilito i Giudici costituzionali. È ciò che ho sempre sostenuto durante i miei numerosi interventi in Aula: “che era follia politica collettiva, quella di abrogare le Province senza istituire il contenitore politico che le avrebbe dovute sostituire, assorbendone compiti e funzioni!”. Lo ha dichiarato l’On. Vincenzo Vinciullo, Vice Presidente Vicario della Commissione ‘Bilancio e Programmazione’ all’ARS.
La sentenza della Consulta – ha continuato l’On. Vinciullo – ci dice, con chiarezza, che avevo ragione io quando dicevo che una riforma come quella dell’abolizione della Province non poteva essere fatta attraverso un semplice Decreto Legge. Ora, per quanto riguarda il contesto nazionale, si ricomincia da zero e il Parlamento dovrà decidere cosa fare! Per quanto riguarda, invece, la Sicilia, che ha competenze esclusive sulla materia, credo che l’Assemblea Regionale Siciliana debba ritornare sulle proprie posizioni per evitare una eventuale sentenza anche per quanto attiene la nostra Regione e procedere nel senso di una vera riforma che dia, come ho sempre sostenuto, nuove competenze e nuovi poteri alle Province, per renderle rispondenti alle esigenze del Territorio e per incidere, realmente, sui costi della Politica!
L’On. Vinciullo che, per mesi, ha sostenuto l’incostituzionalità dei Decreti per il riordino delle Province e che è stato uno dei pochi Deputati che ha difeso le Province Regionali, votando contro il Provvedimento approvato dalla Maggioranza che sostiene questo Governo, così ha concluso: «Ho sempre definito questa riforma per il riordino delle Province una presa in giro nei confronti dei Cittadini! L’odierna sentenza conferma che quanto fatto fin ora è stata solo una perdita di tempo e che occorre, invece, ripensare il tutto per cercare di non far crollare delle Istituzioni storiche che hanno svolto compiti importanti e le cui funzioni non possono essere delegate ai Comuni o alla Regione!».
