Storia di un Crocifisso: memoria di un Segno

da Annalisa Amico
In Matteo 5, 18 troviamo scritto: “In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto”.

Nella vita di ognuno di noi, credenti e non, niente va mai perduto. Ogni cosa viene portata a compimento, viene a realizzarsi in qualche modo, perché si fonda su qualcosa che c’è stato prima. La storia che sto per condividere con voi sgorga dalle memorie di Palmieri Massimo, un uomo di fede che ha vissuto tra noi cercando di portare a compimento il suo Segno su questa terra, leggendo tra le righe della sua vita quanto Dio aveva scritto e previsto per lui. Ancora oggi il suo ricordo, la sua malattia trasfigurata in dono, viene testimoniata da tutti coloro che ogni 22 maggio ricordano la festa di Santa Rita realizzando una processione e un incontro d’amore tra la chiesa di Cassibile e quella di Fontane Bianche.

Cassibile, 13 aprile 1998, lunedì dell’Angelo (pasquetta). E’ mattina e Massimo scrive che intorno alle ore 07, dopo essere stato sollecitato dalla moglie Clementina a svegliarsi per via di un invito ricevuto, lui si riaddormenta e fa un sogno. Sogna di recarsi a Cammarata, provincia di Agrigento, per ritirare un Crocifisso. Nel sogno Massimo teneva stretta questa croce e accarezzava il volto di Gesù mentre la sua sposa Clementina ne baciava piedi e ginocchia: “All’improvviso – scrive Massimo – il volto di Gesù si è illuminato e ha cominciato a parlare con voce dolcissima e queste sono state le sue parole … Figlio mio per due volte mi hai trovato con un braccio mancante e per due volte mi hai raccolto. Hai fatto ricostruire il mio corpo (…). La mia casa è crollata e voglio che mi porti nella mia nuova casa in processione. Devi dire al mio ministro che tutti devono sapere che sarò largo di grazie a quanti si accosteranno a me con devozione”.

Il racconto scritto di suo pugno prosegue narrando di come Massimo, sconvolto da quel sogno quella mattina, nell’intimità della propria casa, condivida con la moglie Clementina il suo turbamento con lacrime e preghiere. E quel giorno lontano del 1998 i due coniugi si recano presso la Chiesa di Santa Rita a Mare di Fontane Bianche dove è padre Enzo Marino, che ancora oggi testimonia con profonda commozione quanto leggerete, ad accogliere la confidenza dei due fedeli. Otto anni prima di questo evento Massimo racconta di essersi recato da un rigattiere napoletano che aveva un negozietto di antiquariato a Siracusa. Tra le tante cose aveva notato in quel negozio un Crocifisso datato fine ‘700 inizi dell’800: -“buttato tra le cose vecchie un Crocifisso abbastanza grande”- scrive -, che lo aveva incuriosito perché si presentava imbrattato di vernice marrone, con i piedi rovinati, la croce spezzata e cadente e con un braccio mancante.

Il rigattiere quel giorno decide di regalare quel Crocifisso al nostro Massimo che se lo porta a casa in una busta di plastica insieme ad altre cose e sarà stipato per due anni in uno stanzino e poi per altri sei anni in un garage della nuova casa dei coniugi Palmieri. Ma questo Crocifisso, questo segno di un cammino di fede che ancora oggi si perpetua tra Cassibile e Fontane Bianche, era un Segno destinato a toccare la vita di molte altre persone qui a Cassibile. Prima Massimo Palmieri e sua moglie, il rigattiere e ora un altro cassibilese, Salvatore Trimarchi esperto in cartapesta, veniva ad incontrarlo.

L’oggetto viene infatti consegnato da Massimo all’uomo per una manutenzione. Passa un anno e il cimelio di fede arriva nella falegnameria del cugino di Salvatore, Iacono, dove sarà curato per la croce rotta e cadente. E sarà lo stesso falegname che mesi dopo confesserà a Massimo che quel Crocifisso aveva benedetto di serenità e letizia la sua bottega per il tempo che vi aveva dimorato catturando l’attenzione di molti clienti. Nessuno dei due esercenti vorrà retribuzione per il lavoro svolto sul Crocifisso peregrino. Siamo nel 1997 e, il giorno di Pasqua, il Crocifisso torna a casa Palmieri.

Lo stesso Trimarchi quel giorno, accompagnato dalla moglie e dai figli, scrive Massimo, lo riconduce da lui spiegando che la manutenzione era andata a buon fine ma che il corpo rimaneva imbrattato di vernice. Passa ancora del tempo e nel maggio del 1997 il cognato di Palmieri, Calabrese Aurelio, giunge con la famiglia da Cammarata per una visita e va via portando con se il Crocifisso che, come nel sogno che Massimo farà quasi un anno dopo, dimora per qualche tempo proprio nella prov. di Agrigento. Aurelio infatti è un esperto in quadri e si prende in carico l’oggetto per vedere di liberarlo dall’oscurità di quella macchia marrone.

“Interpretazione del sogno” scritto da Palmieri Massimo
“Gesù dice – Figlio mio per due volte tu mi hai trovato con un braccio mancante e per due volte mi hai raccolto – (…) Quel lunedì dell’Angelo le parole di Gesù mi martellavano nel cervello ma la risposta non tardò tanto a venire. Nel 1969 fui assunto al Comune di Siracusa e presi servizio alla Delegazione di Cassibile. Un giorno rovistando in un cassetto di un vecchio tavolo trovai un piccolo Crocifisso privo di un braccio (…). Da allora quel Crocifisso privo di un braccio è stato il mio compagno di lavoro, di sofferenza, di gioia. Il secondo Crocifisso è quello di cui ho raccontato la storia. (…) poi Gesù mi ha detto ancora – La mia casa è crollata e voglio che mi porti nella mia nuova casa in processione – E’ Gesù a scegliere la sua nuova casa ed a illuminare i cuori. La chiesetta di Fontane Bianche non ha un Crocifisso”. Gli scritti di Massimo continuano riportando che il fratello di Clementina un giorno avvisa la sorella telefonicamente che il Crocifisso era stato liberato dalla vernice che ne ricopriva quasi l’intera superficie.

A quel punto la donna suggerisce al marito di donarlo appunto alla chiesa di Fontane Bianche, ma Massimo riluttante non condivide questo suggerimento perché ormai vuole tenere per sé la croce peregrina. In realtà il mercoledì Santo del 1998 il Palmieri si reca nella chiesetta di Santa Rita per consegnare a padre Enzo Marino un Urna che avevano comprato con la moglie e che sarebbe servita per l’Adorazione del Santissimo. Lì, accolti dal sacerdote e dal suo collaboratore Franco Grande, parlano del Crocifisso ed è proprio Massimo che manifesta l’idea di donarlo alla chiesetta di mare. Scrive infatti il Palmieri:” Gesù già manifestava nel mio cuore il desiderio di essere portato nella sua nuova casa”.

Padre Enzo Marino desiderava da tempo che la chiesa di Fontane Bianche dedicata a Santa Rita a Mare venisse adornata di una statua della Santa. In effetti all’ingresso del cortile della piccola chiesa esisteva all’epoca una nicchia all’interno della quale dimorava una piccola statua di Santa Rita, che però presentava i segni del tempo, delle intemperie, tanto da non essere riconoscibile. Padre Marino decide di chiamare in causa un altro cassibilese, il signor Tinè, incaricandolo di restaurare l’oggetto in questione. E a questo punto, tra le pieghe di un cammino che durava da un po’ di anni, il cerchio si chiude rimandando ai protagonisti della storia e a noi oggi, il Senso di tutto il viaggio fin qui narrato; tutto divenne finalmente più chiaro.

Infatti, durante la settimana che seguì la Pasqua del 1998, padre Enzo Marino con profonda commozione si recò a casa Palmieri informando i coniugi che dal restauro in atto sulla statua di Santa Rita, era stato portato alla luce un piccolo Crocifisso che Ella cullava in una mano anch’esso mancante di un braccio. Tutto era andato a compimento, Gesù aveva indicato la strada ai suoi fedeli per ritornare nella sua nuova casa. Fu così che quell’anno nacque una piccola commissione di Santa Rita all’epoca formata da Cassarino Paolo, Giovanna Di Rosa, Calabrese Clementina e Palmieri Massimo.

Il Crocifisso ritornato allo splendore fece ritorno da Cammarata e venne donato alla chiesetta di Fontane Bianche e, il 22 maggio del 1998, peregrinò per la prima volta in processione dalla casa dei coniugi Palmieri incontrando durante il tragitto la statua di Santa Rita, anch’essa ormai rivestita del suo naturale splendore, presso il passaggio a livello di Fontane Bianche. Da quel momento ogni anno i fedeli memorano questo cammino di fede festeggiando Santa Rita e l’incontro d’amore tra la chiesa di Cassibile e quella di Fontane Bianche.

Cari lettori, quest’oggi con la presente deposito nei vostri cuori la storia di questo Crocifisso che ha toccato anche la mia anima mentre ripercorrevo le memorie e i passi di coloro che l’hanno vissuta in prima persona. Passo a voi tutti dunque il testimone e l’accoglienza di questo Segno, perché esso stesso possa dimorare in voi e in me come un dono ricevuto. Qualcuno ce l’ha fatto. Il modo in cui decideremo di accoglierlo e di viverlo sarà il dono che noi faremo a Gesù.

Nel ringraziare la vedova Palmieri, Calabrese Clementina, per aver voluto condividere con noi memorie e scritti, stringo in un abbraccio di profonda gratitudine gli altri membri dell’attuale comitato di Santa Rita, Gozzo Salvatore e Ramondetta Graziella.

A Massimo Palmieri, responsabile amministrativo dell’anagrafe di Cassibile, fondatore del patronato cassibilese e segretario e ideatore della commissione dell’Armistizio che ogni anno viene ricordato con una mostra evento qui a Cassibile. Grazie Massimo.

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Giornalista pubblicista